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Migrazione Vs Upgrade. Cosa faccio con SharePoint?
Pubblicato il: 11/07/2015
Da: Gonzalo M. Ansoain
Lingua: Italiano
Livello: 200

Nei ultimi anni, il numero di aziende che hanno deciso di aggiornare da una versione a un’altra più recente di SharePoint nella sua Piattaforma di collaborazione è aumentato notevolmente. E, in tutte quelle, la prima domanda che è stata posta è sempre la stessa: migrare o aggiornare?

Per rispondere, cominciamo con le definizioni:

Fare un upgrade o aggiornare significa proprio quello, aggiornare quello che abbiamo in una versione SharePoint (ad esempio SharePoint 2007 o 2010) ad una versione successiva, come può essere SharePoint 2013. Un aggiornamento è semplicemente il processo di aggiunta o sostituzione dei file di base di un software. Questi nuovi file vengono forniti dallo stesso produttore, come risultato di quello che ha sviluppato per migliorare il sistema o per correggere qualsiasi vulnerabilità o problemi trovati in versioni precedenti.

Quando parliamo di Piattaforme SharePoint, i cambiamenti introdotti da un aggiornamento sono molto legati a cambiamenti nello Schema dei database.

E, d’altra parte, una migrazione consiste nello spostare il contenuto della nostra Piattaforma SharePoint da una versione precedente ad una successiva. È vero che tecnicamente, tra versioni 2010 e 2013 si può fare lo spostamento di tutto il contenuto tramite un processo di detach/attach dei content database da una versione ad un’altra ma questo si considera anche un aggiornamento. Si ritiene come migrazione quel processo di spostamento selettivo e controllato di contenuto, senza utilizzare quel processo di detach/attach.

Guardando entrambe le definizioni, sembra chiaro che un aggiornamento dovrebbe essere più semplice e veloce. Ciò nonostante, esistono diverse ragioni per cui una migrazione sarà sempre un miglior approccio. Eccone qui almeno quattro:

1.     Ricominciare da capo

Quando c’è qualcosa che non va a volte è meglio non cercare di sistemare un ambiente ma ricominciare da capo. In molte aziende il deployment iniziale non viene realizzato in modo corretto. Questo è dovuto sia alla non conoscenza in generale della tecnologia in versioni precedenti, sia al fatto che la piattaforma viene utilizzata in un modo totalmente diverso da quello per cui era stato pensato dall’inizio. In realtà il problema di fondo è che molto spesso SharePoint è cresciuto in modo assolutamente incontrollabile (certo, lo so, tutti stiamo pensando alla Governance in questo momento ma poco tempo fa non conoscevamo neanche la parola). In altre occasioni, il nostro SharePoint - quello che vogliamo aggiornare - è una piattaforma instabile nella quale, innanzitutto per mancanza della giusta conoscenza, l’amministratore IT non è riuscito a configurarla e gestirla in un modo adeguato. Questi casi si possono facilmente identificare, basta soltanto chiedere all’amministratore di SharePoint di fare l’upgrade. Se non riesce a dormire per due notti, questo significa che abbiamo una farm instabile.

2.     Conservare il contenuto utile, buttare il resto

Una migrazione, a volte, è come cambiare casa. Possiamo mettere tutto insieme e portarlo con noi oppure possiamo approfittare dell’occasione e portare ordine in casa. Con SharePoint ci capita lo stesso. Dopo qualche anno d’uso intensivo, il contenuto della nostra Piattaforma può essere immenso. La migrazione può essere il momento giusto per riflettere e pensare se ci serve tutto il contenuto, se c’è qualche informazione non rilevante, se esistono dei file duplicati oppure se, direttamente, ci sono documenti che devono essere cancellati o archiviati. Buttare via contenuto non rilevante vuol dire risparmiare in spazio e avere di conseguenza migliori prestazioni. Per quanto riguarda il resto del contenuto, un buon progetto di migrazione includerà una fase di classificazione delle informazioni e, in base a questa classificazione, saremo poi in grado di definire delle regole per mettere ogni elemento di contenuto nel corrispondente contenitore. Questo servirà anche per creare delle regole di archiviazione.

L’operazione di classificazione ci permetterà anche di scoprire qualsiasi irregolarità dal punto di vista legale, qualora le informazioni della nostra piattaforma debbano essere in conformità a qualche tipo di normativa in vigore. Inoltre sarà sempre molto utile per capire meglio come l’informazione è gestita all’interno della nostra organizzazione. Questo sarà fondamentale per costruire l’ambiente SharePoint finale.

 

3.     Evitare le incompatibilità tra versioni

Un’altra ragione fondamentale per scegliere la migrazione è quella di evitarsi problemi legati alle incompatibilità che esistono ogni tanto tra diverse versioni di SharePoint. Mi riferisco alle funzionalità discontinuate in una nuova versione, rispetto alle versioni precedenti, o alle modifiche di funzionalità. Un chiaro esempio sono i template. Qualcuno si ricorda dei “Fabolous 40 templates” che erano disponibili nella versione MOSS 2007? Se c’è qualcuno che ha cercato di fare l’upgrade di questi template a SharePoint 2010 o 2013 saprà di cosa sto parlando. Infatti, era un orribile incubo farne l’upgrade. Tra l’altro, e soprattutto quando si lavora con i template, il riferimento che esiste a loro nel database di SharePoint viene cancellato, e di conseguenza i nostri siti personalizzati non si possono più visualizzare correttamente. Una migrazione, in questo caso, ci permetterà di risolvere questo problema sostituendo questi template con altri di nuova generazione.

4.     Aggiornare utenti e sicurezza

Per ultimo, un altro motivo per fare la migrazione piuttosto che l’upgrade potrebbe essere quello di rivedere il nostro piano di sicurezza per gli utenti, e questo è ottenibile solo tramite una migrazione. La nostra organizzazione andrà sempre avanti, cambierà nel corso del tempo, e parte di quei cambiamenti saranno le persone. Persone che erano all’interno della nostra organizzazione e che lavoravano in SharePoint avranno lasciato documenti ed elementi con i campi “Creato da”, “Modificato da”, ecc. con il loro nome. Se, purtroppo, c’è qualche utente che non appartiene più alla nostra organizzazione questi metadati continueranno a mostrare il suo nome, anche se i relativi account sono stati cancellati in Active Directory.

Dall’altra parte, potremo approfittare dell’occasione nel momento della migrazione per ri-certificare i permessi. Bisogna considerare il fatto che se oggi diamo permessi ad un utente, questa decisione viene determinata dalle attuali circostanze, cioè dal suo ruolo nell’organizzazione e dalla sua necessità di accedere ad un sito in quel preciso momento. Con il passare del tempo, può darsi che quella persona abbia cambiato il suo ruolo o che non ci sia più la necessità di condividere quel sito con lui o lei. La migrazione è proprio un buon momento per verificare anche questi aspetti.

CONCLUSIONE

Tutto questo dovrebbe almeno farci pensare che, nonostante una migrazione possa considerarsi un processo più complesso di un aggiornamento, i vantaggi come si vede possono essere molti.

In conclusione, se ancora non siamo convinti di cosa ci conviene di più, con questo articolo vorrei incoraggiarvi ad esaminare il vostro ambiente SharePoint e identificare tutti gli elementi personalizzati, il numero di elementi, l’architettura dell’informazione…

Da questa analisi, costruisci il tuo report e poniti questa domanda: sono veramente sicuro che sarebbe meglio eseguire un aggiornamento?

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Microsoft SharePoint Server 2010
SharePoint Server 2013


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